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Redazione dello Staff DRONET: Dott. Giovanni Serpelloni, Marco Mozzoni, Diana Candio.

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Drugs on street – prevenzione degli incidenti stradali causati da droga e alcol


20-08-2008
Il manuale “Progetto Drugs on street e Protocollo D.O.S. per gli accertamenti su strada” descrive l’esperienza e i risultati ottenuti dal progetto per la prevenzione degli incidenti stradali causati da guida in stato di ebbrezza alcolica e da sostanze stupefacenti, realizzato dal Dipartimento delle Dipendenze di Verona in collaborazione con le Forze dell’Ordine.
La pubblicazione propone un’ampia descrizione del protocollo di intervento, ricca di illustrazioni che ritraggono l’operatività su strada e all’interno delle strutture sanitarie, e un’analisi approfondita dei principali risultati emersi nei sei mesi di attività. I controlli eseguiti nel periodo agosto 2007 – gennaio 2008, hanno riscontrato un tasso di positività all’alcol e/o alle droghe pari al 44,5% per un totale di 454 conducenti esaminati. Significativa la percentuale di conducenti sobri ma risultati positivi agli esami tossicologici, circa il 20%.
Viene inoltre affrontata la complessa tematica relativa al processo diagnostico clinico e medico legale, corredata dagli specifici riferimenti normativi al Codice della Strada. Completano il manuale una rassegna degli studi presenti in letteratura inerenti i controlli su strada e la prevenzione degli incidenti stradali causati da droghe e alcol, l’analisi dell’impatto del progetto sul tasso di incidentalità nel comune e nella provincia di Verona, la rassegna stampa.
Il manuale è disponibile on-line e interamente scaricabile.

Staff Dronet

CATEGORIA: Nazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Dipartimento Dipendenze
 

Prevenzione: tabacco e adolescenti, efficaci gli interventi peer to peer


18-08-2008
Gli interventi di prevenzione dal tabacco all’interno dei programmi educativi scolastici, risultano più efficaci se gli adolescenti stessi sono i protagonisti del processo educativo. Un nuovo studio pubblicato su Lancet e coordinato dal professor Campbell dell’Università di Bristol, ha valutato l’efficacia degli interventi di prevenzione da tabacco realizzati presso 59 scuole medie del Regno Unito.
Lo studio, condotto con tecniche di randomizzazione per gruppi, ha coinvolto 10.730 studenti di 12-13 anni, assegnati al gruppo di controllo (interventi di prevenzione classici) e al gruppo sperimentale (ASSIST). Gli interventi sperimentali si sono basati sul coinvolgimento di alcuni adolescenti, particolarmente influenti all’interno della classe e appositamente preparati, che dovevano sostenere e incoraggiare i propri compagni a non fumare durante le interazioni amicali. I follow-up sono stati fatti subito dopo l’intervento e a distanza di uno e due anni.
È stata esaminata la prevalenza d’uso in entrambi i gruppi, e in uno specifico gruppo a rischio identificato sulla base della frequenza d’uso di sigarette. Dall’analisi dei dati raccolti durante i controlli periodici, emerge che la probabilità di diventare fumatore risulterebbe maggiore tra i giovani del gruppo di controllo (0,96) rispetto a quelli coinvolti nell’intervento sperimentale (0,64). I risultati sosterrebbero quindi l’efficacia dell’approccio peer to peer nella riduzione della prevalenza d’uso di sigarette tra i giovani.

Staff Dronet

CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: Lancet
 

Europa: lotta alla droga, analisi della spesa pubblica


12-08-2008
Uno degli obiettivi del piano d'azione UE per la lotta contro la droga (2005–08) è produrre stime della spesa pubblica destinata a questo fenomeno. Tale obiettivo rappresenta una sfida a causa delle diverse strutture politiche e dei diversi sistemi contabili presenti in ciascuno degli stati membri europei.
L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) ha dedicato un numero di “Selected Issue” all’analisi della spesa pubblica per la lotta contro la droga, al fine di formulare una valutazione economica degli interventi e di stabilire quali obbiettivi siano stati raggiunti. Sperimentando una metodologia comune che combina i dati e le stime disponibili e applicando sistemi di classificazione approvati, il documento riunisce le cifre correnti sulla spesa pubblica fornite dai 27 punti focali nazionali Reitox e da altri partner dell'OEDT. Sono state considerate due diversi voci di spesa: la spesa “diretta” e la spesa “indiretta”, al fine di includere sia le cifre sulla spesa pianificata, provenienti dai bilanci ufficiali del governo, sia una stima di altre spese non dichiaratamente destinate alla lotta alla droga che rientrano sovente in programmi ed azioni di più ampia portata (ad esempio, le azioni repressive di routine della polizia).
In generale i paesi dispongono di una quantità e di una qualità considerevole di dati relativi alla spesa pubblica legata agli stupefacenti: nel 2005, 11 tra gli stati membri hanno sostenuto una spesa totale di 15,4 milioni di euro, corrispondente allo 0,05% - 0,48% del PIL. In Europa la spesa pubblica totale correlata agli stupefacenti è stata stimata a circa 34 milioni di euro, equivalente allo 0,3% dei PIL di tutti i paesi. La spesa media annua legata agli stupefacenti corrisponde a 60 euro per ogni cittadino europeo. I dati suggeriscono, inoltre, un diverso equilibrio nello stanziamento di fondi tra sanità, ordine pubblico e sicurezza: la stima complessiva di spesa riguardante la sanità (828 milioni di euro) supera di gran lunga quella relativa all'ordine pubblico e alla sicurezza (6,07 miliardi di euro) negli stessi paesi.

Staff Dronet

CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: OEDT
 

Metamfetamine e dipendenza, quali i trattamenti più efficaci?


11-08-2008
Il consumo di metamfetamine è ampiamente diffuso e rappresenta una nuova sfida dal punto di vista terapeutico. Infatti, la maggior parte delle terapie impiegate per la cura della dipendenza da metamfetamine sono, in realtà, trattamenti utilizzati per la dipendenza da cocaina. I trattamenti farmacologici hanno mostrato un’efficacia limitata, mentre si sono ottenuti buoni risultati ricorrendo a trattamenti di tipo psicoterapeutico.
La rassegna sistematica coordinata da Nicole Lee, del Clinical Research Program di Melbourne - Australia, e pubblicata su Drug and Alcohol Review, analizza l’efficacia dei trattamenti di tipo cognitivo comportamentale esaminando gli studi clinici randomizzati disponibili in letteratura.
La rassegna evidenzia come i trattamenti psicoterapeutici siano efficaci nella cura della dipendenza da metamfetamine. Infatti, le terapie di tipo cognitivo comportamentale risulterebbero positivamente associate ad una riduzione dell’uso di metamfetamine, anche per periodi molto brevi di trattamento (2 o 4 incontri). Un altro approccio utilizzato è quello della “gestione delle emergenze” che ottiene una significativa riduzione dell’uso durante la terapia. Tuttavia, i ricercatori avvertono sulla necessità di condurre ulteriori studi al fine di migliorare i trattamenti per la dipendenza da metamfetamine, e chiarirne la durata dell’effetto nel lungo periodo.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Clinical Research Program - Melbourne
 

Fumo di sigaretta, piacere o repulsione dipenderebbero dal cervello


08-08-2008
Perché alcune persone non riescono più a smettere di fumare già dalla prima sigaretta?
Uno studio, coordinato da Steven Laviolette del Dipartimento di Anatomia e Biologia cellulare dell’Università di Western Ontario (Canada), ha chiarito alcuni meccanismi neurologici innescati dalla nicotina nel cervello. La nicotina, infatti, interagisce nel cervello a livello neuronale provocando un’attivazione del sistema della gratificazione e dell’assuefazione. Tuttavia, nella prima fase di esposizione al tabacco, molte persone hanno una percezione spiacevole e di disgusto, mentre altre possono sviluppare rapidamente una dipendenza nei confronti della nicotina, trovandola altamente appagante.
I ricercatori hanno identificato quali sottotipi di recettori per la dopamina controllano la sensibilità iniziale del cervello agli effetti di gratificazione e di dipendenza indotti dalla nicotina. Diversi studi hanno dimostrato il coinvolgimento del sistema mesolimbico dopaminergico e, in particolare, dell’area ventrale tegmentale (VTA) e delle sue terminazioni dopaminergiche all’interno di diversi subterritori del nucleo accumbens (il “core” e lo “shell”), nel processo di rinforzo degli effetti della nicotina.
I recettori dopaminergici D1 e D2, all’interno dei diversi subterritori del Nac, modulano in modo differente la sensibilizzazione del cervello, così come gli effetti di gratificazione o di avversione alla nicotina. Gli agonisti del recettore dopaminergico D2, iniettati nello shell di topi di laboratorio, modificherebbero la sensibilità cerebrale di avversione in una di gratificazione. Allo stesso modo, gli agonisti del recettore dopaminergico D1, iniettati nel core di topi di laboratorio, modificherebbero il meccanismo passando da una reazione di avversione ad una di gratificazione.
Secondo gli autori questa scoperta spiegherebbe la vulnerabilità individuale alla dipendenza da nicotina e potrebbe contribuire efficacemente allo sviluppo di nuove terapie per prevenire la dipendenza e trattare le ricadute.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Università Western Ontario
 

UK; 27% mortalità giovanile dovuta all’alcol


06-08-2008
Nel Regno Unito il consumo di alcol è ritenuto responsabile della morte di circa 15.000 persone, pari al 3,1% di tutti i decessi registrati nel paese nel 2005. I consumatori maschi sarebbero più esposti al rischio di mortalità con un tasso pari al 4,4% rispetto alle femmine (2,0%).
Il Centre for Public Health di Liverpool (UK) ha recentemente pubblicato un nuovo rapporto, una rassegna tra le più aggiornate che esamina l’impatto del consumo di alcol sulla salute dei britannici. Il rapporto analizza le principali cause di malattia e morte riconducibili all’alcol e stima la proporzione del fenomeno nella popolazione adottando le linee guida del WHO per il monitoraggio del consumo di alcol e dei danni correlati.
Sono stati utilizzati ben 53 frazioni riconducibili all’alcol (AAF), funzioni della prevalenza del consumo di alcol e dell’esposizione ai fattori di rischio correlati, che hanno permesso di stimare la proporzione di casi (malattia, infortunio, morte) attribuibile al consumo di questa sostanza.
Nel 2005 circa 460.000 persone sono state ricoverate in ospedale a causa dell’alcol; le ragioni più comuni del ricovero riguardavano disturbi di ipertensione, disturbi mentali e del comportamento correlati all’alcol, che rappresentano le principali cause di ricovero tra i pazienti maschi al di sotto dei 55 anni di età. I decessi alcol correlati variano in base alle classi d’età, infatti, la prevalenza maggiore si registra in corrispondenza dei gruppi più anziani. Tuttavia un dato molto preoccupante è quello riferito ai giovani di 16-24 anni, secondo cui il 26,6% di tutte le morti è attribuibile all’uso di alcol, rispetto all’1,4% dei maggiori di 75 anni. Tra gli adulti fino ai 35 anni, i decessi sono causati più spesso dalle gravi conseguenze derivanti dal consumo di alcol, in particolare, danni autoprocurati intenzionalmente ed incidenti stradali.

Staff Dronet

CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: Centre for Public Health
 

OEDT, nuovi dati epidemiologici 2008


05-08-2008
L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) ha reso disponibile online il bollettino statistico 2008, che fornisce l’accesso ai più recenti dati statistici europei inerenti al fenomeno della droga. Il bollettino statistico rappresenta la base epidemiologica di dati sulla quale è redatta la Relazione annuale sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa.
I dati sono organizzati in undici sezioni tematiche inerenti le indagini sulla popolazione generale, giovani e popolazione studentesca, uso problematico di sostanze, diffusione delle droghe in carcere, malattie infettive droga correlate, tasso di mortalità, domande di trattamento, criminalità e sequestri di stupefacenti, trattamenti terapeutici ed, infine, prezzi delle sostanze nei paesi europei. Ciascuna sezione prevede la possibilità di una rassegna generale dei dati ed è corredata da tabelle e grafici.
L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, con sede a Lisbona, è stato creato nel 1993 per fornire all’Unione Europea e ai suoi Stati membri una panoramica oggettiva dei problemi correlati alla droga in Europa, nonché un quadro informativo comune a supporto del dibattito sugli stupefacenti. Si avvale di una rete di circa 30 centri nazionali di monitoraggio (la rete “Reitox”) per la raccolta e l’analisi di dati nazionali sulla base di standard e strumenti comuni per la raccolta di dati.

Staff Dronet

CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: EMCDDA
 

Intervista al Prof. Antonello Bonci. Scoperta la “memoria inconscia” della cocaina


01-08-2008
Che cos’e’ la memoria inconscia della cocaina? E’ una modificazione cellulare che si verificherebbe nel cervello di chi assume stupefacenti, nelle aree cerebrali che determinano lo sviluppo della dipendenza da cocaina.
L’assunzione di cocaina determinerebbe un potenziamento persistente delle sinapsi eccitatorie dell’area ventrale tegmentale (Vta), uno dei centri nervosi fondamentali per lo sviluppo dei comportamenti di dipendenza. Questo fenomeno spiegherebbe il meccanismo cellulare fondamentale a causa del quale, a distanza di anni, soggetti astinenti potrebbero avere delle ricadute.
Lo studio, pubblicato su Neuron di luglio, è stato coordinato da Antonello Bonci dell’Ernest Gallo Clinic and Research Center - University of California - San Francisco. Il dott. Serpelloni, capo del Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha commentato: “Apprendiamo con interesse e soddisfazione la notizia scientifica relativa alla scoperta che chiarisce ulteriormente i meccanismi dell’instaurarsi della dipendenza da droghe”. A questo proposito abbiamo intervistato direttamente il prof. Bonci.
Professor Bonci, pensa che in Italia possano essere sviluppate ricerche analoghe o collaborazioni scientifiche utili a sviluppare ulteriormente queste linee di ricerca?
"Certamente, esistono in Italia potenzialità interessanti che andrebbero maggiormente sfruttate. In questi anni abbiamo avuto il piacere di collaborare con il Dipartimento delle Dipendenze di Verona nell'ambito delle neuroscienze collegate all'addiction con interessanti risultati, e stiamo definendo nuovi protocolli di collaborazione. L'Italia potrebbe essere un ottimo partner per ricerche in questo campo, soprattutto alla luce del rilevante fenomeno che purtroppo coinvolge sempre più giovani”.
Crede che questa nuova chiave di lettura delle tossicodipendenze potrebbe essere utile anche ai fini pratici dei trattamenti?
"Senz’altro, lo dimostrano molte esperienze americane ma anche di altri paesi. Le neuroscienze possono essere una chiave di lettura del fenomeno in grado di aprire nuovi orizzonti interpretativi, anche al clinico e agli operatori che si occupano di riabilitazione e reinserimento di queste persone. Non dimentichiamo che il principale problema da affrontare in termini terapeutici è rappresentato dalla recidiva causata dall'attivazione del craving. Conoscere meglio questi meccanismi risulterà fondamentale per poterli controllare. Le scoperte delle mie ricerche, a questo proposito, enfatizzano ancora di più l’importanza degli interventi psicologici e sociali nel creare interventi veramente efficaci per uscire dalla dipendenza”.
In futuro sarebbe disponibile a collaborare anche con le strutture istituzionali del nostro paese?
"Il vostro paese è anche il mio paese, anche se da anni lavoro con grande soddisfazione in America. Mi piacerebbe molto poter contribuire alla realizzazione di sistemi più avanzati, sotto il profilo scientifico, anche in Italia. Sono a conoscenza dell’attivazione di una nuova struttura governativa, un Dipartimento Nazionale che dovrebbe dare nuovo impulso alla lotta alla droga. Potrebbe essere una buona occasione per tutti per cominciare un nuovo corso. Il mio scopo sarebbe quello di poter replicare sul territorio italiano, un sistema di ricerca basato su trasparenza, efficienza e prove scientifiche come quello che ho trovato negli USA”.
Il dottor Serpelloni, capo del Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha espresso un parere molto positivo sulle sue ricerche.
Pensa che sarebbe possibile una collaborazione più stretta con il Dipartimento?
“Certamente sì. Dove possiamo essere utili a dare una mano a risolvere problemi come questi non ci si può tirare indietro, sia in nome della ricerca scientifica ma, ancora prima, per un impegno etico e morale verso i nostri figli, affinché possano crescere e vivere in un mondo migliore”.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: University of California
 

Project Management - gestire progetti in sanità e nel sociale. Oggi presentazione alla stampa


31-07-2008
Il 31 luglio 2008 il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini presenterà alla stampa, nella sede del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali a Roma, la pubblicazione "Project management - gestire progetti in sanità e nel sociale". Il Project Management utilizza ed applica tecniche e strumenti di gestione per la semplificazione di attività lavorative particolarmente complesse, che richiedono la contemporanea partecipazione di professionalità, conoscenze e tecnologie anche fortemente diversificate.
Il mondo della sanità, e più in generale il settore dei servizi connessi allo stato di salute della persona, ha conosciuto nell’ultimo decennio trasformazioni di grande rilievo sia dal punto di vista delle opportunità di cura, che delle esigenze gestionali delle organizzazioni deputate alla trasformazione di tali opportunità in soluzioni tecnologiche, logistiche ed operative coerenti.
L’introduzione di logiche di Project Management all’interno delle realtà sanitarie, richiede un’analisi molto attenta riguardante sia l’ambiente interno dell’azienda sanitaria (i processi di produzione dei servizi di salute) sia l’ambiente esterno (indicatori di risultato, indicatori di qualità del servizio reso, valutazione degli utenti ecc.). Il presente manuale si propone quindi di offrire un utile contributo per supportare la gestione, la guida e il controllo di aziende sanitarie sempre più complesse e dinamiche, nella realizzazione di un’integrazione delle prospettive di lettura e di interpretazione dei fenomeni clinici ed assistenziali con gli aspetti tecnici ed amministrativi sanitari. Il manuale è disponibile sul sito Dronet al seguente link Pubblicazioni.

Staff Dronet

CATEGORIA: Nazionali TIPO: Altro FONTE: Dipartimento delle Dipendenze
 

Bevande energetiche e comportamenti a rischio: quale relazione?


29-07-2008
Il consumo di bevande energetiche, molto diffuso tra i giovani, potrebbe essere connesso all’uso di sostanze stupefacenti e a comportamenti a rischio. I principali target di questi prodotti sono i giovani di 18-25 anni, ma l’uso è sempre più diffuso anche tra i giovanissimi. Le bevande energetiche hanno, in alcuni casi, un contenuto di caffeina fino a dieci volte maggiore e ingredienti con effetti potenzialmente interagenti, quali taurina ed altri aminoacidi, dosi massicce di vitamine, estratti vegetali.
Kathleen Miller, ricercatore presso il Research Institute on Addictions (RIA) dell’Università di Buffalo - New York – ha esaminato il consumo di bevande energetiche tra gli studenti di college e l’adozione di comportamenti a rischio (uso di droghe, rapporti sessuali non protetti). L’indagine ha coinvolto 795 studenti universitari, e il consumo di bevande energetiche risulta più diffuso tra i maschi (46%) rispetto alle femmine (31%). Il 39% ha consumato nell’ultimo mese almeno una bevanda energetica, e più dei due terzi vi ha associato l’uso di alcol.
I forti consumatori (6 o più bevande al mese) hanno un probabilità tre volte maggiore di fumare sigarette, di abusare di farmaci per scopi non terapeutici e di essere coinvolti in risse, rispetto a chi non utilizza tali bevande. L’uso di alcol (anche problematico) e l’uso di marijuana è due volte più frequente tra i forti consumatori, che hanno anche maggiori probabilità di avere rapporti sessuali a rischio, di non utilizzare le cinture di sicurezza in auto, di praticare sport estremi e di fare cose pericolose per sfida.
Secondo Miller, un consumo frequente di bevande energetiche dovrebbe essere utilizzato quale utile indicatore per individuare gli studenti a rischio di manifestare “comportamenti problematici”.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: University at Buffalo
 

Marijuana e schizofrenia: disfunzioni neuronali del sistema gabaergico


28-07-2008
Le alterazioni neuronali provocate dall’uso di marijuana aumenterebbero il rischio di schizofrenia. Secondo lo studio pubblicato su Archives of General Psychiatry, coordinato da Stephen Eggan dell’Università di Pittsburgh in Pennsylvania, i soggetti affetti da schizofrenia sono caratterizzati da una ridotta trasmissione neuronale dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA) nella corteccia prefrontale dorsolaterale.
Obiettivo dell’indagine è quello di determinare la relazione possibile fra il segnale ai recettori CB1R e l’alterazione della neurotrasmissione gabaergica in soggetti schizofrenici, valutando l'RNA messaggero del CB1R e l'espressione proteica nella corteccia prefrontale dorsolaterale.
Il recettore cannabinoide CBR1 è ampiamente espresso nella corteccia prefrontale dorsolaterale, è contenuto nei terminali assonici di una subpopolazione di neuroni gabaergici con target perisomatico e, quando attivato sopprime il rilascio di GABA. L’attivazione del CB1R indebolisce i neurotrasmettitori gabaergici, essenziali per i processi cognitivi fondamentali quali la memoria di lavoro. L’uso di marijuana da parte di soggetti affetti da schizofrenia peggiorerebbe questo deficit.
I ricercatori, analizzando campioni istologici di tessuto cerebrale ottenuti tramite autopsia, hanno riscontrato che nei soggetti affetti da schizofrenia, i livelli di mRNA del recettore CB1R risultano significativamente ridotti del 14,8% rispetto ai soggetti normali. Allo stesso modo, anche i livelli del CB1R, analizzati con tecniche di immunocitochimica e radioimmunocitochimica risultano significativamente ridotti, rispettivamente del 13,9% e dell’11,6%. I risultati dell’indagine suggeriscono che ridotti livelli di mRNA e di CB1R in presenza di schizofrenia, rappresentino un meccanismo compensativo per ovviare alla ridotta trasmissione gabaergica.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Archives of General Psychiatry
 

Esposizione prenatale al fumo e disturbi del comportamento


24-07-2008
L’esposizione in utero al fumo, durante la gravidanza, sarebbe associata a disturbi da comportamento dirompente che il bambino esprimerebbe sin dall’infanzia, in età scolare e durante l’adolescenza. L’indagine promossa dal National Institute on Drug Abuse (NIDA) e coordinata da Lauren Wakschlag dell’Università dell’Illinois di Chicago, ha esaminato la relazione tra esposizione al fumo e la manifestazione di disturbi del comportamento in diverse fasce d’età.
Per esaminare la manifestazione di questo fenomeno nella primissima infanzia, il Dr Wakschlag ha reclutato 96 donne sottoponendole durante la gravidanza a degli esami clinici e di laboratorio (analisi urine) al fine di stimare l’esposizione fetale al fumo, e osservando i neonati (ogni sei mesi) fino al compimento dei 2 anni. I risultati hanno evidenziato che i neonati di madri fumatrici (47%) mostravano un crescente comportamento dirompente dai 12 ai 24 mesi, rispetto ai neonati che non erano stati esposti al fumo. I bambini di 24 mesi esposti al fumo avevano una probabilità 11 volte maggiore di presentare disturbi del comportamento.
L’analisi dei disturbi del comportamento in età scolare è stata condotta esaminando i dati di uno studio di coorte del Pittsburgh Youth Study, che riguardano 448 bambini (maschi) di 7 anni. Tra questi, 166 bambini erano stati esposti al fumo di sigaretta durante la gravidanza e avevano manifestato un disturbo oppositivo provocatorio (ODD), con una percentuale più che doppia rispetto agli altri bambini. Il Disturbo Oppositivo Provocatorio, caratterizzato da una modalità di comportamento negativistica, ostile, e provocatoria che dura da almeno sei mesi, è spesso considerato un precursore evolutivo del Disturbo della Condotta.
Secondo i ricercatori, i risultati delle indagini dimostrerebbero l’esistenza di un continuum tra l’esposizione prenatale al fumo di sigaretta e i disturbi da comportamento dirompente manifestati sin dall’infanzia.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: NIDA
 

 
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